Obesità? E’ anche una questione di business!

Cibo salute e business_copertina

 Tutti i Paesi occidentali registrano  una forte crescita del fenomeno dell’obesità.

L’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale sia perché la sua prevalenza è in costante e preoccupante aumento, non solo nei Paesi occidentali ma anche in quelli a basso-medio reddito, sia perché è un importante fattore di rischio per varie malattie croniche, quali diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori.

Secondo il Ministero della Salute, che cita dati raccolti nel 2010, “In Italia il 32% degli adulti è sovrappeso, mentre l’11% è obeso. In totale, oltre quattro adulti su dieci (42%) sono cioè in eccesso ponderale”. L’obesità è causata nella maggior parte dei casi da stili di vita scorretta ed “è quindi una condizione ampiamente prevenibile”.

Ma è davvero così?

Il prof. Gianpiero Lugli nel suo libro “Cibo, salute e business” si occupa del problema  da un punto di vista completamente diverso da quello medico (il prof. Lugli è un economista ed è preside della Facoltà di Economia dell’Università i Parma) ovvero da quello delle scienze dell’economia comportamentale e del neuromarketing ovvero marketing nutrizionale  le quali, diversamente dall’economia e dal marketing tradizionali, che non si occupano del processo con cui l’individuo arriva alla scelta, ma si limitano ad analizzare le decisioni prese e il loro legame con l’utilità attesa, individuano le ragioni che portano all’assunzione frequente di alimenti ipercalorici in quantità eccessiva.

Quest’approccio consente di definire, accanto a soluzioni di tipo medico e pedagogico, con riferimento per esempio al serio problema dell’obesità infantile, diversificate  modalità d’intervento pubblico che potrebbero orientare le imprese che prudocono alimenti “a rivedere quelle politiche di prodotto, di prezzo, di formato e di comunicazione che, attraverso l’offerta di cibi ipercalorici ad alto contenuto di servizio, hanno contribuito in maniera rilevante all’epidemia di obesità”.

In altri termini, gli organismi statali preposti alla salute pubblica (Ministero della Sanità, scuola, ecc) debbono puntare “sulla possibilità di orientare la libera scelta dei cittadini attraverso strumenti di apprendimento emotivo che facilitino comportamenti automatici e abitudini alimentari più salutari”.

L’argomento è di estremo interesse e merita di essere approfondito.

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