Olio di palma: angelo o demone?

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Sull’olio di palma, diventata la bestia nera degli oli vegetali, è bene fare chiarezza.

Si tratta di un prodotto molto diffuso negli alimenti industriali,  soprattutto in biscotti e prodotti di pasticceria, perché ha un costo molto basso e una resa qualitativa elevata.

Contiene una grande quantità di grassi saturi che possono incidere negativamente sul nostro sistema cardiovascolare, al pari, però, di altri oli o grassi animali o vegetali (burro, olio di cocco). Certamente è meno dannoso dei famigerati  grassi idrogenati (per esempio la margarina) [1].

Tuttavia la presenza nell’olio di palma raffinato di alti livelli di contaminanti tossici e potenzialmente cancerogeni recentemente denunciata da molti giornali, lo rende un alimento fortemente sospetto per l’alimentazione umana, specie se utilizzato in prodotti dolciari destinati ai consumatori più piccoli.

La coltivazione dell’olio di palma avrebbe, inoltre, un pesante impatto sull’ambiente [2], circostanza che, unito al profilo nutrizionale alquanto critico, fa dell’olio di palma un alimento tutto sommato da evitare.

[1] Vedi il paragrafo “Troppi grassi animali”.

[2] In proposito gli ambientalisti denunciano allarmanti  cambiamenti climatici originati dalla  deforestazione per la coltivazione massiccia  delle palme nelle zone umide dell’emisfero.

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